VIAGGIO AMICI #15: FILIPPO GRAGLIA

“Si può sopravvivere di quello che si riceve, ma si vive di quello che si può donare.”
 
 
Filippo Graglia, ingegnere aerospaziale laureatosi al Politecnico di Torino nel 2013, è partito per il viaggio più importante della sua vita.
Da Castelnuovo don Bosco è passato per Alba, da Alba ha proseguito per Santo Stefano al Mare, per continuare poi lungo tutta la costa francese e spagnola, per prendere il traghetto che lo avrebbe portato in Marocco. Da lì, sempre in bicicletta, ha proseguito per la Mauritania, il Senegal, il Guinea Bissau, la Sierra Leone, la Liberia, la Costa d’Avorio fino, con molta calma e serenità, ad arrivare a dov’è ora in Camerun, passando anche per la Nigeria, con l’obiettivo di arrivare alle coste del Sud Africa.
 
Un’esperienza preziosa, pur nell’impossibilità di paragonarlo al “viaggio al contrario”, l’ha portato a sentirsi l’altro, lo straniero, che si è messo in discussione come una volta nella vita dovremmo fare tutti. Come sostiene anche lui, la non conoscenza porta istintivamente a chiudere le porte, a minimizzare i contatti. L’esercizio sta proprio nel provare l’opposto, ad aprirsi e ad accogliere. Questo è proprio il segreto della felicità. Si può sopravvivere di quello che si riceve, ma si vive di quello che si può donare. Questa è una grande lezione di Mamma Africa.
 
Dal blog A-Round About
 
“Sono su una nave che mi sta accompagnando fuori dalla Nigeria, verso nuovi mondi.
E ho una parola in mente: ACCOGLIENZA.
Di cosa necessita una persona che arriva in un luogo a lui sconosciuto, da una situazione difficile, magari con un lungo viaggio alle spalle? Probabilmente ha fame, deve riposare, o ha freddo. Ma sopratutto ha bisogno di qualcuno che gli scaldi il cuore, magari che gli rivolga la parola e gli regali un sorriso.
Non voglio assolutamente paragonare la mia esperienza con il viaggio che migliaia di anime intraprendono verso un nuovo mondo e una nuova speranza su camion derelitti e barche fatiscenti. Eppure, nel mio piccolo e per pochi giorni soltanto, ho percepito per la prima volta nella mia fortunata vita cosa voglia dire sentirsi esclusi, essere l’ALTRO, senza un’apparente ragione, se non magari il colore della pelle. Ho cercato lo scambio, ho inviato sorrisi. BIANCO. Sono stato allontanato e mi hanno urlato contro. NERO.
E ho provato freddo al cuore. L’unico modo che ho per proseguire nel viaggio è attraverso l’accoglienza, sentendomi benvoluto e mai abbandonato. UMANITÀ.
È sempre stato così nei miei giorni africani, dove siamo tutti uomini, tutti uguali. Questa magia si è interrotta per pochi giorni, ma già ora ha ripreso a funzionare. Pochi giorni sono stati sufficienti per mostrarmi la necessarietá dell’accoglienza, per poter essere tutti umani e sentirsi tutti INSIEME in questo mondo.”
 

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