VIAGGIO AMICI #4: GIORGIA BENUSIGLIO

“Il mio viaggio è cominciato 19 anni fa, con mezza pillola di ecstasy. Una serata in discoteca, quella mezza pillola e poi il trapianto al fegato. Da allora tutto è cambiato: è stato un nuovo inizio, l’inizio di un viaggio che non mi aspettavo di fare”. Ma Giorgia Benusiglio, nata a Milano nel 1982, da 12 anni ha deciso di trasformare quella ferita in una possibilità per i giovani.
“Ogni anno incontro 80mila ragazzi nelle scuole. E ho deciso di cominciare questa avventura perché era importante parlare con loro, ascoltare le loro fragilità, raccontare davvero come stanno e dire loro la verità, senza giri di parole”.
Giorgia nei suoi incontri in giro per l’Italia racconta tante storie, a cominciare dalla sua.
“Ogni giorno sono in una città diversa. Quando parlo ai ragazzi sono sincera, non uso giri di parole, racconto le storie di tanti ragazzi come loro. Perché non si pensa ai pericoli connessi all’uso delle sostanze, si pensa sempre che sia un problema di qualcun altro.
Allora racconto cosa può accadere davvero per ogni sostanza. Racconto di chi usando la cocaina ha perso le gambe o di chi come me ha una vita limitata a causa di quel trapianto”.
Limiti che Giorgia prova sempre a spingere oltre, ma con i quali deve fare i conti
quotidianamente.
“Subire un trapianto al fegato implica tante cose. Prima di tutto devo tenere presente che non ho tutto il tempo che vorrei: non più di 30 anni di vita dal trapianto ti danno i dottori.
Ecco, ne sono già passati 19. Ma questo non mi ferma, anzi, mi fa vivere con una energia moltiplicata ogni giorno. Do tutto il possibile e mi fermo solo quando è proprio necessario per la mia salute. Non solo: purtroppo i medicinali provocano altro. Dopo tre anni dal trapianto ho avuto un tumore alla cervice dell’utero, mi è sconsigliato avere figli, ho prodotto una malattia autoimmune, devo stare attentissima a ciò che mangio… Ma non mi
abbatto. Mi piace guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e allora, per il figlio, stiamo pensando io e il mio compagno che potremmo adottarne uno, anche di età più adulta, così quando non ci sarò più avrà la forza di affrontare la mia perdita insieme a lui”.
Dopo un primo libro, “Vuoi trasgredire? Non farti” (San Paolo edizioni), ora ne è uscito un altro “Io non smetto – la vita è uno sballo” (Piemme) e a marzo uscirà nei cinema un film
“La mia seconda volta” (Dominus production).
“Un film che sarà un momento importante, perché lo abbiamo immaginato come
l’occasione per fare rumore, per richiamare l’attenzione sul tema della tossicodipendenza, sull’età che si abbassa e i pericoli che non sono solo quelli che ci raccontano quando si parla di una morte per overdose. Un film che vuole arrivare a 200mila ragazzi… E ci riusciremo!”.

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